Nati per essere veloci e per questo nati per cacciare

E nobili nel portamento e nel carattere, al punto da diventare non solo i cani dell’aristocrazia, ma anche rappresentati negli stemmi araldici e non solo nelle isole britanniche. L’Abbazia di Murbach, in Alsazia, per esempio, una delle più potenti nella regione, ha nel suo emblema un levriero. Chaucer, nel quattrocento, cita i greyhound nei suoi Canterbury Tales: “Greyhounds he hadde as swifte as fowel in flight; Of prikyng and of huntyng for the hare. Was al his lust, for no cost wolde he spare”.

È l’uomo quindi, non la natura, a cominciare a sfruttare la grande velocità dei greyhound per il proprio divertimento nel sedicesimo secolo: è la regina Elisabetta I a regolamentare le corse ma il primo club ufficiale sarà fondato solo nel 1776 nel Norfolk.

Ma è nell’ottocento che avviene il grande cambiamento: si iniziano a riprodurre cani esplicitamente per le corse. E con lo sviluppo dell’industrializzazione le corse dei grey escono dalla dimensione aristocratica per diventare gradualmente una vera industria popolare, soprattutto a partire dagli anni venti del novecento. Una vera fabbrica, realizzata per garantire risultati economici.

Business is business! Ma mentre i lavoratori nelle fabbriche hanno avuto i loro sindacati, hanno avuto i loro partiti che hanno trasformato le loro condizioni di lavoro iniziali, non è stato così per i greyhound. Nessuno di loro ha potuto ovviamente organizzarsi e scioperare.

Così i greyhound sono diventati delle macchine da corsa, poco costose, anche perché come tutte le macchine prive dei diritti degli esseri viventi. Macchine da buttare quando non funzionano più.

Non a caso nei paesi in cui si svolgono le corse i greyhound sono considerati bestiame.

Born to run, nati per correre. Un dono di Dio che è diventato una condanna, a causa dell’industria delle corse. Se corri e finché corri forse vivi. Se non sei competitivo, se ti infortuni, se sei vecchio muori.

Quanti grey nascono ogni anno nell’industria delle corse e quanti muoiono non è dato sapere con certezza. Questo perché l’industria delle corse non ha alcun interesse a dare un’informazione trasparente. Alcuni stimano che solo in Irlanda ogni anno vengano “prodotti” 23000 cuccioli. Ma si tratta solo dei cani registrati. Una parte consistente di essi viene soppressa quasi subito. Di questi grey nessuno saprà mai nulla, perché vengono tatuati solo i cani che iniziano a correre, il che avviene a circa 18 mesi.

Chi è veloce, chi ha il carattere sopravvive, finché serve, finché vince, finché non si fa male.

Sul sito Greyhound-data sono schedati circa un milione e mezzo di grey negli ultimi 150 anni e sono compresi i cani americani e australiani. Una media di meno di 10.000 all’anno.

Dunque ne mancano all’appello decine, centinaia di migliaia. Che fine fanno?

Eutanasia, vendita e donazione a centri di ricerca, eutanasia di massa, abbandono, magari con museruola, colpi di arma da fuoco, vendita al giro delle corse in paesi del Terzo Mondo, morte per fame, folgorazione, randellate.

E quelli che restano vivi non fanno certo vita da pascià: generalmente vivono in piccoli box, escono solo poche ore al giorno per allenarsi e per i loro bisogni. La socializzazione con gli altri cani è impedita: giocare li renderebbe meno competitivi, meno agonisti.

Poi, arriva il giorno in cui non vincono più o si fanno male, di solito non oltre i 4 anni. E qui finisce spesso per loro anche la corsa della vita.

Born to runnati per correre, nati per morire per l’industria delle corse. Ma se ne adotti uno tornerà a correre veloce e lo farà libero e felice. Avrà una casa e l’affetto e ti sarà riconoscente per tutta la vita che gli rimane.