Levrieri in Spagna e Irlanda: la vita da incubo di animali fra due mondi

In Spagna e in Irlanda i levrieri sono considerati culturalmente come animali da lavoro: l’avvocato Alessandro Ricciuti ci spiega i coni d’ombra delle leggi sui diritti degli animali

I levrieri per noi sono cuccioli da coccolare e con cui vivere, ma in Spagna e in Irlanda a loro non è riservato lo stesso trattamento, anzi sono sfruttati senza ritegno per questioni economiche relative la caccia e le corse. Le qualità innate dei levrieri quali zampe lunghe e corpo snello, annoverabili come virtù, diventano quindi un fardello che gli garantisce un biglietto di sola andata per “allevamenti-lager”.

La vita dei levrieri in Spagna e Irlanda

In Spagna e Irlanda i levrieri sono concepiti come merce che produce soldi. Sono utilizzati soprattutto per la caccia alla lepre e in Irlanda per le corse sulle quali si installa il gioco d’azzardo legalizzato. L’inferno dei levrieri inizia fin dai primi istanti di vita: i cuccioli di greyhounds ritenuti troppo deboli vengono immediatamente abbattuti e quelli ritenuti “adatti” invece iniziano il loro addestramento all’interno degli allevamenti per partecipare alla corse. Gabbia, tapis roulant, gabbia, corsa, gabbia e così all’infinito. Per testarne la velocità vengono legati con funi alle macchine in corsa o tenuti dall’allevatore che sta direttamente sulla macchina e se i risultati non sono quelli sperati, gli animali vengono puniti.

Le gare

Le gare sono suddivise per maschi, femmine e giovani: il cane più forte, quindi quello che fa vincere molti soldi al proprietario, viene “trattato meglio” rispetto agli altri, almeno fino a quando vince.
La maggior parte dei cani “normali”, ovvero quelli che non spiccano per le loro qualità da corridori, quelli che hanno timore della bolgia dello stadio, quelli che subiscono anche il più piccolo infortunio, quelli che a quattro anni iniziano a non rendere più, vengono eliminati e sul loro libretto compare la scritta PTS (Put to sleep) che vuol dire “messo a dormire”. La vita dei levrieri galgos in Spagna, invece, inizia il più delle volte in un campo di gitani o di cacciatori dove sin da cuccioli questi cani sono oggetto di maltrattamenti e privazioni. Se durante le battute di caccia, per cui vengono sfruttati, un cane si ferisce o si smarrisce, viene abbandonato al suo destino, che il più delle volte è la morte. I più bravi a cacciare, invece, sono “premiati” con la marchiatura a fuoco dell’iniziale del proprio Galgeros (addestratore) per evitare furti da parte di altri cacciatori. Quando i levrieri si ammalano o invecchiano la soluzione è solo una: l’uccisione, solitamente perpetrata o tramite abbandono oppure per impiccagione; ai più “fortunati” è riservato un netto colpo di fucile in testa. Questo è la realtà dei levrieri nei contesti spagnoli e irlandesi, ma in questo quadro la legge dove si pone?

Levrieri “animali da reddito”: legge o cultura?

Solitamente si sostiene che, in Spagna e in Irlanda i levrieri sono annoverati come “animali da redito”, ma in realtà non vi è alcuna legge, o postilla, che individua questi cani come tali, quindi questo tipo di concezione si limita ad una questione culturale: quando si parla di leggi mai nulla è semplice e in questo caso la situazione si complica ulteriormente se si pensa che nell’arco del 2017 proprio Spagna e Irlanda sono stati i due paesi al centro del dibattito sui diritti degli animali, ma per motivi diametralmente opposti.
Da un lato il parlamento della Gran Bretagna ha dichiarato che gli animali non sono in grado di provare sentimenti, dall’altra parte invece, il parlamento spagnolo ha affermato che gli animali sono a pieno titolo esseri senzienti. Qui iniziano i primi gap tra legge e realtà, ma procediamo per gradi.
Lo sfruttamento in Irlanda dei levrieri rientra in un contesto in cui tutti gli animali, non sono considerati esseri senzienti e che quindi non godono di particolari diritti, non a caso quella delle corse è un’attività di lucro molto redditizia e ben strutturata: si parla di realtà consolidate e potenti, gli enti che le gestiscono sono considerati delle vere e proprie imprese, dispongono infatti di un proprio apparato normativo ed esiste un regolamento ufficiale circa lo svolgimento delle gare che impone, inoltre, l’iscrizione obbligatoria ad una federazione di corsa di levrieri o ad un’associazione commerciale: insomma tutto a regola di legge, peccato che a farne le spese siano proprio i protagonisti di quest’attività.

In Spagna la situazione è leggermente diversa: il 15 dicembre 2017 il parlamento spagnolo riunitosi a Madrid, ha stabilito all’unanimità che gli animali non sono oggetti ma esseri senzienti dotati di una sfera emotiva e cognitiva complessa. Ma in questo nuovo quadro normativo come si inserisce la questione dei levrieri? L’avvocato Alessandro Ricciuti, di Animal Law, ci spiega che in realtà i levrieri rientrerebbero di diritto nella categoria degli animali considerati come “domestici” e quindi il loro maltrattamento e la loro soppressione dovrebbe essere considerato un reato perseguibile per legge.

Gli animali senzienti per la Spagna

Secondo la nuova normativa giuridica, in Spagna, gli animali protetti dal diritto penale sono:

  • gli animali domestici
  • gli animali addomesticati: sono gli animali che normalmene sono selvatici ma che, in alcuni e infelici casi, sono stati resi “domestici” dall’uomo (per esempio, gli animali esotici come iguane e serpenti);
  • gli animali che di regola sono domestici: pur appartenendo alla c.d. categoria dei “ domestici” vivono in totale libertà (per esempio i gatti selvatici);
  • gli animali che temporaneamente o permanentemente vivono sotto il controllo dell’uomo: sono gli animali non domestici che però convivono con le persone (per esempio gli animali dello zoo);
  • animali che non vivano allo stato selvatico.

I levrieri, quindi, dovrebbero godere di certi diritti, ma il mondo non è bianco e nero e la sorte di questi animali si colloca in un grande cono d’ombra in cui le forze dell’ordine non possono intervenire in quanto gli allevatori non sono mai colti in flagranza di reato. Inoltre le attività di caccia con i levrieri sono talmente ben radicate a livello culturale che il retaggio nazionale ha la meglio anche sulla legge e quindi per la popolazione, che li ha sempre usati per scopi di lucro, i levrieri non godono comunque di diritti e tutele.

Italia: perché siamo la loro speranza

In Italia i levrieri, alla stregua di qualsiasi altro cane, sono considerati e trattati per legge come animali d’affezione: in questo contesto la vita per loro sarebbe totalmente differente. Fortunatamente molte associazioni italiane hanno preso a cuore la loro situazione e cercano di salvarli dallo sfruttamento portandoli in Italia per affidarli a nuove famiglie. Una di queste, molto attiva e che ha raggiunto grandi risultati è SOS levrieri, fondata da Alessandra Roma che ci spiega perché operazioni massicce come quella della sua associazione si rendono indispensabili: “In Irlanda e Spagna non sono molte le famiglie che adottano questi cani. Se io proprietario del mio levriero passeggio a Milano o a Roma con il mio cane, sicuramente verrò fermato in più occasioni per fare accarezzare o far fotografare il mio cane, in Irlanda e Spagna è facile che colui che mi incontra faccia di tutto per schivarmi”.

Grazie ad associazioni come SOS levrieri, questi docili animali trovano in Italia una speranza di vita migliore, infatti i meccanismi di adozione sono ben tutelati e garantiscono ad ogni cane la famiglia ideale per i suoi bisogni. Non a caso ogni levriero, sul sito ufficiale dell’associazione, è collegato ad una scheda personale dettagliata in cui si elencano tutte le sue particolarità e necessità. Dopo aver trovato la famiglia adatta, inoltre, l’associazione compie anche dei controlli post-adozione per verificare la bontà del rapporto instauratosi. In questo quadro, l’avvocato Alessandro Ricciuti sostiene l’inutilità di azioni volte a soffocare completamente ogni attività di caccia con i levrieri perché, essendo una questione culturale fortemente radicata è troppo difficile da sradicare e provarci non aiuta a migliorare la condizione dei levrieri. Secondo l’avvocato l’operazione più utile che si possa attuare al momento, per gettare le basi per un trattamento migliore di questi animali, sia quello di instaurare un forte legame tra associazioni e allevatori con due scopi principali:

  1. Quello di insegnare metodi differenti di addestramento e mantenimento dei cani
  2. Far capre che l’abbattimento non è una soluzione ma che “a fine carriera” questi animali possono essere adottati.

Quindi, l’operazione da fare è lavorare sulle basi culturali. “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro l’amore per il mare vasto e infinito” diceva il Piccolo Principe.

Vittoria Salvo

Redattrice di Vegolosi.it